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Pino De Luca

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Pino De Luca

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25 settembre 2015

Pensando a Don Gallo

Non ho rinunciato a lottare per cambiare il mondo, ho solo fatto i conti con la mia paura.
E ho scelto di rinunciare alla violenza e alle armi solo perché ho paura.
Non mi perdonerei mai se solo un innocente morisse per mano della rivoluzione, la rivoluzione morrebbe con quel sangue innocente.
E dunque se ho paura non è certo del mio sangue, ma del sangue dei colpevoli del sangue innocente.
Perché di sangue ne scorre fin troppo, maledetti potenti, maledetti servi dei potenti e maledetti ipocriti che fate finta di non vedere, sentire, odorare ma poi vi voltate dall'altra parte.
Ogni giorno stille di sangue prelevato dalle vene di chi il sangue lo ha sempre offerto.
Tanti anni fa Menenio Agrippa arringò i lavoratori spiegando loro che gli arti lavorano e lo stomaco digerisce e che gli arti devono lavorare perché lo stomaco possa nutrire tutti. E la plebe, ignorante ieri come oggi, applaudì e tornò a spaccarsi la schiena. Gli arti ingozzano lo stomaco e i plebei ad ingozzare gli agrippini.
Ma dove e quando abbiamo deciso chi sono gli arti e chi fa lo stomaco, come e quando abbiamo deciso che lo stomaco mangia filetto e gli arti bucce di cipolla?
Mi ritornano le tue parole caro Don Andrea: "Se assisto i poveri mi chiamano cristiano, ma se domando perché sono poveri mi chiamano subito comunista."
Di Papa Francesco saresti contento almeno un po', ne sono certo.
Per ora io non posso che fumare un toscano e ricordarti con affetto.




permalink | inviato da #pinodeluca il 25/9/2015 alle 11:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



29 agosto 2015

Immigrazione tra la Spada e la Croce

"Uno spettro si aggira per l'Europa, lo spettro del comunismo."
Comincia così il "Manifesto del Partito Comunista" scritto da Karl Marx e Friederich Engels il 18 marzo 1848.
Quel testo suscitò le speranze di milioni di uomini e le paure di altrettanti, ha avuto conseguenze storiche gigantesche, molte positive e molte negative, ma ciò non toglie che la sua importanza è una tappa miliare nella analisi sociale che voglia avere una qualche scientificità.
Non saremo qui a decantarne o criticarne il valore, ma ad esaminare, dopo la sconfitta definitiva del comunismo, lo status attuale del mondo in cui viviamo, di un possibile ragionamento sulle condizioni sociali ed economiche, di una possibile idea che possa farci uscire dalle secche economicistiche nelle quali il vecchio continente è affondato.
L'Europa è in mano ai ragionieri, e le aziende, quand'anche volessimo adottare questo modello per una organizzazione complessa come un continente, in mano ai ragionieri collassano e falliscono.
La "bomba demografica" la cui esplosione era largamente prevedibile, non solo è deflagrata ma è stato solo il principio di una reazione a catena.
Intanto le contraddizioni sono esplose, dapprima, nel "mondo comunista" appoggiate e indotte dal "mondo occidentale" ancora servo dal timore di quello spettro che per l'Europa si aggirava nel 1848.
Poi l'esplosione del mondo islamico e dell'Africa subsahariana, delle zone del continente nero più sfruttate nei secoli e dunque più impoverite e depredate.
Una massa enorme di donne e di uomini preme alle porte del Vecchio Continente, pieno di ricchezze e di benefit e povero di gioventù e di sogni.
Molto scioccamente, ma è normale  se si uccide il pensiero razionale, in Europa ci si divide in due grandi squadre: coloro che rispondono con la croce e coloro che rispondono con la spada, il medesimo strumento. Impugnato da estremità differenti.
Le risposte dell'assoluto sono quelle della paura e dell'irrazionale, di chi "agisce sui timori delle persone per raccattare una manciata di voti" e di chi dal "comodo della propria curia rompe le palle ai sindaci".
Toni non certo da gentiluomini tra esponenti della linea Francescana ed esponenti della linea di chi conta uno, due, tre, molti, trovando difficoltà a quantificare dopo una quantità difficilmente tangibile.
Inelegante mi diranno, ma molti anni fa, a tavoli istituzionali che avevo l'opportunità di frequentare ebbi l'ardire di suggerire che la gestione delle migrazioni era una questione che doveva interessare il Ministero del Lavoro, quello dell'Economia e quello della Sanità.
Si preferì immaginarlo come "problema di ordine pubblico" e se ne affidarono le sorti al Ministero dell'Interno e a una delle sezioni senza portafoglio della Presidenza del Consiglio.
Il frutto, avvelenato, fu la Legge Turco Napolitano.
Una vera e propria quinta colonna di un regresso democratico del Paese.
La figura del "clandestino" ovvero del portatore di reato in quanto "è" e non in quanto fa, viene configurata in quella occasione.
I flussi migratori, e in Italia dovremmo saperlo benissimo, sono dei problemi ma anche delle grandissime occasioni di sviluppo e di progresso.
L'importante è avere un progetto di gestione e di utilizzo che sia in grado di avere rispetto per il migrante e tutela per il luogo di arrivo, senza che alcuno degli attori si arroghi diritti che non sono scritti da nessuna parte.
Perché sui diritti firmati non può esservi discussione: pacta servanda sunt.
Adesso ci sono edificatori di muri, come se i muri potessero fermare gli uomini, pontificatori di squadre che "fanno pulizia" e tornano i "nazionalisti alla puttanesca", che ieri con il tricolore si pulivano il sedere ed oggi si fanno paladini degli Italiani.
Così come non può essere, razionalmente ed oggettivamente, portato tutto sul piano della carità cristiana, per quanto preferibile all'idiozia spadaccina di chi vive immerso in una "Terza Guerra Mondiale" (o forse quarta?) perenne aspettando che all'orizzonte compaiano i nemici che lui stesso ha finanziato.
Papa Francesco è un grande uomo e grande è la sua opera riformatrice, ma siamo sicuri che la "evangelizzazione" dell'Africa non abbia nulla da rimproverarsi?
Siamo sicuri che appresso alle benemerite "missioni" non siano arrivati anche i mercanti di petrolio, di risorse e di morte?
In fondo, nella storia, non è mai accaduto che gli africani invadessero l'Europa (forse il Califfato di Abu Ya'qub Yusuf II fu quello che più si addentrò nel vecchi continente) e quando sono arrivati consistenti flussi migratori, fin dalla Roma Antica, l'Italia ne ha sempre tratto grande frutto.
Lucio Anneo Seneca valga per tutti.
Quante opere incompiute avremmo potuto terminare negli ultimi trent'anni disponendo di manodopera formata, quante foreste avremmo potuto curare, quanti paesini senza abitanti avremmo potuto rivitalizzare, con conseguenze per l'agroalimentare ed il turismo senza prezzo. E quanti bambini in più avremmo a scuola, riconoscenti con lo stato che li ha accolti piuttosto che con sentimenti di odio verso chi li respinge. Abbiamo preferito le mafie e le prigioni per chi non aveva nessuna colpa se non la voglia di vivere una vita.
Ora ne paghiamo il fio.
Con la paura e il filo spinato o con il complesso di colpa e la voglia di riscattarsi.
E il buon senso? Quando il buon senso riprenderà il suo posto? E una visione laica e razionale governerà le menti delle classi dirigenti? Quando si capirà chi sono i nemici e chi sono gli amici? Quando si prenderà atto che la azione militare in qualche caso è necessaria e che i soldato bravi uccidono, non fanno la pace. E i nostri soldati, se sono bravi, lo devono dimostrare sterminando i killer di popoli e di culture non sparando ai gommini carichi di disperati.
Per fortuna a far le guerre ci sono i militari, che sono cose troppo serie per farle fare a dei civili.
Uno spettro si aggirava per l'Europa, adesso si aggirano moltissimi cialtroni, vigliacchi e manigoldi.
Eppure la speranza che il lume della ragione si riaccenda esiste ancora, in fondo:
"La conclusione del Medioevo feudale e l'inizio della moderna era capitalistica sono segnate da una figura grandiosa : è un italiano, Dante, l'ultimo poeta medievale e insieme il primo poeta della modernità. Come nel 1300, una nuova era è oggi in marcia. Sarà l'Italia a darci un nuovo Dante, che annuncerà la nascita di questa nuova era?"
(E' una citazione, mi sia consentito lasciare anonima la fonte.)




permalink | inviato da #pinodeluca il 29/8/2015 alle 17:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



14 agosto 2015

Scoppiarsi e accoppiarsi

Non è vero che quest'anno è peggio, che chissà dove andremo a finire e che un degrado così non s'era mai visto.
Gli avvoltoi e le jene attendono agosto per scatenarsi, per vomitare il rumine di idiozie che accumulano durante l'anno.
Notizie più importanti e problemi più impellenti hanno i "lettori", mi scuso se chiamo così quelli che dovrebbero esser definiti "percettori dell'informazione a pagamento". Sono incatenato al lettore del giornale piuttosto che al fruitore delle news radiofoniche, televisive e dei "portali" di informazione.
E si scoprono discoteche nelle quali si consuma droga. Così di colpo, come fulmine a ciel sereno.
E si scoprono ragazzine e ragazzini che si scoppiano di alcolici. Così di colpo, come fulmine a ciel sereno.
E si scoprono ragazzine e ragazzini che ci lasciano la pelle, su una spiaggia qualunque di una estate qualunque.
Si aprono inchieste, si affollano dibattiti, si alzano voci che non riescono a fare altro che giocare a chi reprime di più. Impotenti consumatori di droghe mediatiche hanno bisogno di dosi sempre più alte par avere una certa soddisfazione. Si è perfino chiusa una discoteca perché dentro ci è morto un ragazzo che aveva assunto droghe sintetiche.
E la realtà ti punisce perché sei un idiota anche se comandi, anche se hai il potere.
Qualche giorno dopo è morta una ragazzina di sedici anni, aveva assunto la stessa droga ma su una spiaggia, in solitudine. Perché questi ragazzi muoiono sempre in solitudine, anche quando sono con mille altri. E ci si ricorda di loro per farne casi. Pensando che siano casi isolati, lontani, da giornali. Con famiglie particolari, casi particolari. Lo pensavano anche i genitori di quei ragazzi. Spero che non ci sia un prefetto che chiuda le spiagge.
Quelle spiagge invase da giovani che ci passano le notti in branco, dove si va per ubriacarsi, per scoppiarsi e per accoppiarsi.
Perché è così, e lo fanno anche i tuoi figli e i tuoi nipoti.
Perché il piacere è stato distrutto, negato per sempre. Il piacere non esiste, esiste solo la narrazione di una avventura che ti rende interessante, forse solo ai tuoi occhi, ma hai qualcosa da raccontare.
E, nel paradosso dei paradossi, si gioca ad essere il peggiore perché nel mondo dei migliori, a fronte di un successo ci sono milioni di insuccessi e quelli fanno mercato.
Al figlio scarso si comprano le cose perché sembri meno scarso di quello che è, e invece di aiutarlo a crescere lo si affonda dietro una maschera perenne, fatta di consumi inutili e inutili rappresentazioni di sé medesimo.
E non vi sono buoni o cattivi, belli o brutti. L'emo e il palestrato, la dark e la cheerlader, i ragamuffin e i fighetti strafirmati sono uguali e vivono e muoiono nello stesso modo. Il consumo dell'unica cosa che hanno per davvero: se stessi. Ad ogni colpo, perché il gruppo vuole così. Perché gli amici vogliono così.
E le altre agenzie educative? La famiglia, la scuola, la parrocchia ... La famiglia è diventato uno dei luoghi peggiori.
Coppie di frustrati che hanno avuto come Dio il denaro e ad esso tutto hanno sacrificato, abbandonati o mai voluti dal loro dio, scaricano sui figli le loro frustrazioni. Figli lasciati liberi a tredici-quattrodici anni di vivere in un mondo orrendo, cinico e depravato. Lasciati liberi senza alcuna protezione o preparazione, che cercano, e trovano, figure di riferimento di dubbio valore. Genitori che rinunciano al ruolo scomodo e difficile di chi dice no per cercare di assurgere a quello "amicale", come se la biologia e il tempo non esistessero.
La scuola, unico centro di aggregazione collettiva, ogni giorno colpita dai colpi di maglio di chi ne vuole distruggere proprio l'aspetto educativo a favore di quello "informativo" perché è quello che serve. E molto spesso uno dei posti nei quali si costruiscono le compagnie più discutibili ...
Delle parrocchie non dico nulla, non le ho mai frequentate. C
on questi adulti e questa cultura della mitizzazione dell'individuo imbattibile perché vi meravigliate se ci saranno giovani ubriachi alla Notte della Taranta o sulle spiagge di Gallipoli. Se pasticche, canne e cocaina invadono le sagre e i concerti.
Chi ha creato il mercato non sono i giovani, chi ha fatto il marketing e chi vende e lucra non sono i ragazzetti. Quelli sono le vittime, i deboli. E forse per questo ci sono tanti cuor di leone pronti a prendersela con loro.
Una volta che si sollevasse un piccola discussione su quanta cocaina si consuma (inverno ed estate) in tanti salotti di persone per bene ...
Ma per fare questo ci vuole coraggio e poi, poi c'è sempre qualcuno che può invocarne l'uso terapeutico.
Per fortuna apparteniamo al mondo dei grandi peccatori e dunque possiamo risparmiarci la fatica di lanciare pietre.




permalink | inviato da #pinodeluca il 14/8/2015 alle 18:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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