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Pino De Luca

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Pino De Luca

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21 maggio 2007

Capaci di ricordare Capaci

15 giorni or sono, il 9 maggio, ricorreva l’anniversario, il 29-esimo della morte di Aldo Moro e di Peppino Impastato. Una renault rossa è il ricordo del primo e cento passi quello del secondo. Secolo passato, eroi grandissimi triturati da una stampa e una televisione che hanno la necessità di evitare accuratamente che i fatti disturbino le opinioni.

In quella occasione ho scritto qualche riga che solo pochissimi hanno degnato di risposta e, ancora meno, di diffusione. Lo ho scritto il giorno prima, non v’era il tempo. Ma maggio, mese delle rose e dell’amore, per me è mese colmo di ricordi dolorosi.

Per tempo, stavolta, rammento a tutti che il 23 maggio 1992, alle ore 17:56’:48”, lo svincolo di Capaci, autostrada che da Punta Raisi conduce a Palermo, scomparve inghiottendo una Croma marrone e una bianca e sfracellando una Croma azzurra.

Sulla Croma marrone viaggiavano Antonio MONTINARO, Vito SCHIFANI e Rocco DI CILLO. Sulla Croma marrone guidava Giovanni FALCONE, accanto aveva sua moglie, Francesca MORVILLO e dietro Giuseppe COSTANZA. Seguivano con la Croma azzurra, Paolo CAPUZZO, Gaspare CERVELLO e Angelo CORBO.

Quel giorno maledetto, la mano dei Corleonesi di Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, Pietro Aglieri, Giovanni Brusca e altri loro degni compari, azionò il detonatore che uccise Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo.

La mano dei corleonesi assassini e sanguinari è stata amputata ma la belva che quella mano ha armato è ancora viva, inabissata nel mondo degli affari e dei traffici loschi, il suo fetore ammorba l’aria, ne riconosciamo i miasmi anche se assume la faccia rispettabile e perbene.

Non ci dobbiamo stancare di cercarla quella bestia, in ogni angolo, in ogni anfratto. Dobbiamo cercarla, trovarla e distruggerne ogni propaggine, perché non vengano cancellate le storie di donne e di uomini che hanno combattuto la nostra stessa battaglia. Molti la chiamano sete di giustizia ed è vero, ma non me ne voglia nessuno se la mia è meno nobile: si chiama vendetta. Voglio vedervi morire, voglio la morte dei boia ma soprattutto dei vigliacchi, nascosti nell’ombra, che non si sono sporcate le mani ma hanno lordato la loro coscienza, sempre che ne abbiano una. Vi conosciamo uno per uno, non abbiamo le prove ma vi conosciamo.

......"Ma è certamente motivo, e lo sappiamo, di particolare sgomento l'avere appreso che il giudice Falcone si muoveva in via e con mezzi che dovevano rimanere coperti dal più sicuro riserbo.

Chi li conosceva?

Chi li ha rivelati ai nemici dei giudici?” (Dall’Omelia del Cardinale Pappalardo)

Carissimi amici nostri, noi non dimentichiamovi ricordiamo e lo faremo finché avremo respiro, e sapremo respirare sempre una volta di più.

"Gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini" (Giovanni Falcone)




permalink | inviato da il 21/5/2007 alle 21:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


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