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Pino De Luca

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6 giugno 2013

Turismo salentino

Le colonne del Nuovo Quotidiano di Puglia hanno ospitato numerosi ed autorevoli interventi sul tema del turismo, in particolare del turismo salentino e delle forme che dovrebbe assumere.
Come sempre l'opinione oscilla tra turismo di massa e d’elite e, come sempre, ciascuno pone le sue buone ragioni a difesa dell’una e dell’altra tesi e, come sempre, emerge il genio che trova la quadra: l’uno non esclude l’altro sentenzia.
Il doroteismo prende il sopravvento e si tutelano incantevoli enclave lasciando far strame del resto. Le une a disposizione dei ricchi il resto alla mercé delle masse vacanziere che, come locuste, devastano il territorio ad ogni passaggio.
Seguendo questi stralunati pensieri, in un momento di tracimante senso patriottico ho affidato alla mia bacheca su un noto social forum quanto segue:
Continuerò testardamente a difender i prodotti del mio territorio, quei quattro matti che continuano testardamente a coltivare la vigna, a rispettare l'ulivo, a seminare fave, ceci, cocomeri e pomodori, patate e melanzane. Quei matti che portano le capre al pascolo, che tosano le pecore e che fanno camminare le vacche. Io continuerò a difenderli dall'assalto del marketing che ha sentito il profumo del "turismo del Salento" e ci invade con prodotti di lusso che servono a spennare gli ospiti e che non saranno mai a disposizione degli indigeni.
Attenzione che il turismo può essere una delle industrie più inquinanti che esistano, perché inquina la coscienza.
Chi viene in Salento deve nutrirsi di Salento!!!" (capita a tutti il desiderio di tracimare proclami, chiedo comprensione.)
Per ragioni che solo la rete può spiegare i like e i commenti si sono accavallati in numero e contenuto impressionante. Uno di essi diceva: “Dicci che dobbiamo fare, noi ti seguiamo!!!” e Carla vive a Cerignola, e Giuseppina in California ed Emanuela in Lombardia ecc. ecc.
Io credo che, intanto, bisognerebbe ragionare con chi di turismo si intende, convocandone gli stati generali, magari quando è tempo di calma (autunno o primavera). E in essi ascoltare i “professionisti del turismo” ovvero coloro che ci lavorano e non solo quelli che ci investono, perché il turista conosce la faccia del cameriere che gli serve un piatto o gli rassetta la stanza non quello del padrone dell’albergo o del ristorante.
Poi applicare il buon senso, almeno alla grossa.
Si sa che i giovani in estate amano farsi i gavettoni, ma, perdinci, nessuno si sogna di usare il salotto buono per giocare a torte in faccia.
Ecco, a Lecce si è fatto (ed anche in altre città). Seduto al tavolino di un Bar a piazza Sant’Oronzo, a gustare un eccellente pasticciotto ed un eccellentissimo gelato, mi chiedevo due cose.
La prima semplice: perché le persone si innamorano del salento e dei salentini.
Semplice è vero: la luce, la bontà dei prodotti e il fatto che entri al Cin Cin bar, magari incazzato per una giornata storta, e Angelo e i suoi compagni di lavoro ti accolgono con un applauso. Altro che sentirti una star, ti senti in una comunità, in un colpo solo bevi un ottimo caffè e sorridi alla vita perché la vita ti sorride.
La seconda è difficile, difficilissima: cosa è che porta degli esseri umani a concepire Piazza Sant’Oronzo popolata da improbabili gazebo e un miscuglio di odori inenarrabili?
Una carica di odio e di malanimo verso la città che può avere solo spiegazioni psichiatriche …
Ecco i nostri punti di forza e quelli di debolezza, ridere della nostra sorte e non fare nulla per cambiarla. Ho rinunciato alla violenza da molti anni, ma l’incazzatura rimane e un silenzioso disgusto si prova quando il salotto buono viene reso campo di goliardate. E difendo i prodotti del mio territorio che non hanno bisogno di trasformare in suk la più bella piazza di Lecce, sarebbe sufficiente che gli Hotel servissero a colazione il miele degli apicoltori salentini e le straordinarie marmellate prodotte a due passi da casa, che i prodotti da forno arrivassero dai forni e che i ristoranti evitassero, per quanto possibile, grande distribuzione e circuiti del precotto.
Non credo che se tutti coloro che usano la patata in cucina usassero la sieglinda ve ne sarebbero abbastanza. Come trovo davvero ridicolo che in ogni chiosco ci sia qualcuno che si proponga per un mojito o una capiroska e nessuno sappia cosa sia la Puglia Colada.
Ma, come sempre, alla risposta sul “Che fare” ci sono mille obiezioni, molte delle quali parlano scioccamente di soldi, perché anche io sto parlando di soldi, molti di più.
Che quando la costa sarà distrutta, il cielo lattiginoso e il mare inquinato come troveremo ancora alimento per l’industria turistica? O le locuste andranno a posarsi altrove se un altrove esisterà ancora …


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permalink | inviato da pino de luca il 6/6/2013 alle 17:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



25 dicembre 2012

Natale 2012 e le parlamentarie

Natale 2012. Non è stato male. Buoni gli spaghetti con le cozze e i ravanelli, il Bolina magnum e i dolci. Buona la conversazione. Le ragazze, 5 figlie per tre famiglie, sono diventate grandi e adesso bevono anche loro qualcosa. Non è stato male. Come dico sempre: i giorni sono uguali tocca a noi renderli migliori. A questo giro mi sono inventato (reinventato) gli auguri da bar. Ottima esperienza. Anche i messaggini scontati e quelli che ti fa davvero piacere mandare e ricevere.
La frase del 2012 è di Daniela: “la famiglia è quella che ti scegli.” Capita di fare scelte sbagliate, ma lo jus eligendi è molto meglio dello jus sanguinis. Lo jus eligendi consente di rivedere le proprie scelte, di far tesoro degli errori e di cambiar casato quando quello scelto rischia d'essere prigionia invece che atto di libertà.
Certo che non siamo più quelli di un tempo perché non abbiamo più tanto tempo, come dice il mio amico Giuseppe, noi siamo anziani. Basta con questa idiozia che ci sono i giovani di quarant'anni. A quarant'anni sei adulto e quando pieghi verso i sessanta ti devi levare dalle scatole e, se puoi, goderti la vita.
Tra poco ne avrò 55 di anni, da qualche anno provo a godermela anche se l'idea di “poter fare ancora qualcosa” a volte mi riprende. Ma sempre più saltuaria ormai.
Scrivere è diventata una specie di droga, scrivo perché sono, ma senza ambizioni, solo per sostenere questo o quel giovane coraggioso che si butta nella mischia, e per dimostrare alla mia Professoressa di Italiano dei primi anni di liceo (la Dentamaro) che quando ha avuto fiducia in un ragazzo brufoloso, scapestrato, rozzo e spesso violento, non ha sbagliato. E invece si sono sbagliati tutti quei tromboni che mi avevano predetto un futuro tra le sbarre o a “guardare le pecore” (che comunque è un lavoro onorevolissimo) ai quali faccio un sacco di auguri.
La novità di quest'anno sono le “Parlamentarie”. L'apoteosi dello jus eligendi (un po' all'amatriciana). Nella tradizione tutta italiana per la quale non solo la mano destra e quella sinistra sono autonome ma riescono ad esserlo anche le dita dei piedi, il PD si è inventato questo stratagemma per sopperire alla schifezza di una legge elettorale definita “porcata” dal suo stesso autore che, tecnicamente, è un porco.
Le Parlamentarie consentiranno di scegliere a qualche milione di elettori i propri parlamentari o probabili tali all'interno di liste del PD. O anche di SEL che è una lista di supporto. Come idea è forte ma, come sempre, tra l'idea e la sua applicazione ci sono molte leghe da percorrere.
Per ragioni indipendenti dalla volontà stessa dei gruppi dirigenti del PD in lista ci andranno dei politici di professione più o meno “giovani”. Non ne faccio questione, figuriamoci. Solo che ritrovarsi nel 2012 con il rinnegare Marx e praticare Lenin all'interno di un partito che ha usato ogni mezzo per cancellare la sua storia Gramsciana mi sembra davvero singolare.
Meno male che il destino è polimorfo nelle sue mille e una fluttuazioni. Così che stamane ho scoperto che Cosimino Durante è nel gioco della roulette. Ottima persona, soprattutto capace e competente. Ha più di 55 anni ma vuole riprovarci a fare qualcosa. Mi ha messo di buon umore. Spero che il popolo delle Parlamentarie a Lecce non faccia come spesso gli capita: buttare il bambino e tenere l'acqua sporca.
Io non potrò votarlo né alla tombola di capodanno e nemmeno a quella delle elezioni ufficiali, ma a volte anche le porcate possono avere effetti tanto positivi quanto imprevisti.
Per il resto Natale in Famiglia, con la festa del quinto quarto e in attesa del pranzo tipico di Santo Stefano ...


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permalink | inviato da pino de luca il 25/12/2012 alle 10:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



28 luglio 2012

Taranto ...

Senza se e senza ma mi sento solidale con Patrizia Todisco, magistrato di Taranto, che ha assunto l'onere di emettere il provvedimento di sequestro dell'Ilva e e mandati di arresto annessi.
Un onere pesantissimo che non può che far onore alla toga che la suddetta indossa. 
Di fronte alle decisioni difficili si vede la scorza delle persone e questa era una decisione difficilissima, sottoposta a pressioni tanto possenti quanto contrastanti.
Già il segnale del cambio al vertice dell'Ilva ha qualcosa di inquietante.
Bruno Ferrante, da Lecce, Prefetto di Prima Classe e già Capo di Gabinetto al Ministero dell'Interno  nonché con un breve incarico di Commissario Anticorruzione. Lasciata la carriera politica dopo aver sconfitto Dario Fo e perduto con Letizia Moratti, diventa Manager di IMPREGILO e tramite essa di Fibe Campania, azienda con notevoli successi nel trattamento dei rifiuti …
Ad arricchire il curriculum anche un breve periodo di Vice Capo della Polizia.
Non si capisce bene quindi la scelta della proprietà e il mandato ad un Manager di cotal curriculo nel quale la conoscenza del mercato dell'acciaio, delle materie prime, dei cicli di produzione se esiste è d'una assoluta trasparenza.
Ed ecco quindi la Todisco, che non conosco ma immagino di altezza media e di studi altissimi, che deve decidere sapendo che ha di fronte una pletora di molossi con la bava alla bocca, travestiti da giornalisti, così avvezzi al servilismo che abbaiano al giudice anche quando non gli viene richiesto.
E lo fanno raccontando sciocchezze, distorcendo la verità, utilizzando descrizioni improbabili. Facendo confusione, creando scompiglio e innalzando polveroni. Patriza Todisco non è un Pubblico Ministero, una parte del processo che si farà, ma un Giudice, E questo Giudice previsto dall'ordinamento, emana ordinanze e lo fa in nome del popolo italiano, anche di coloro che vanno reclusi e dei cani da guardia in servizio permanente effettivo.
Il GIP, Giudice delle Indagini Preliminari, fu istituito su can can dei “Garantisti a gettone di presenza” per sostituire il Giudice Istruttore e con “funzioni preordinate a garantire l'indagato nella fase delle indagini preliminari.”
Ovvero gli atti compiuti da Patrizia Todisco, GIP a Taranto, non sono compiuti su autonoma iniziativa della quale il GIP è privo, ma su richiesta della Procura e considerati TUTTI GLI ATTI FAVOREVOLI AGLI IMPUTATI.
Rimane in piedi la questione Ilva, la necessità di una industria dell'acciaio in Italia in generale e a Taranto in particolare.
Tanti coyotes guaiscono di dolore quando si mette in discussione la presenza delle acciaierie a Taranto, ma le loro voci non si sentivano quando Thyssen-Krupp smantellava Terni e Torino con conseguenze drammatiche per gli operai e, in qualche caso, tragiche.
Ora s'appellano agli operai scatenando il più odioso dei ricatti: salute in cambio di lavoro, e comprendo la preoccupazione di chi deve portare il pane a casa e non ha altro modo che quello di avvelenarsi. La comprendo e mi fa soffrire ma poi ci sono due cose che tramutano la sofferenza in rabbia: un territorio è stato devastato e derubato delle sue ricchezze promettendo “sviluppo” e quel pane duro che prima si poteva impastare con la spigolatura di una terra fertile e generosa non c'è più, e il pane che si guadagna avvelenandosi è a sua volta velenoso.
E non vanno arrestati? Non si deve mettere fine a questo crimine perpetuato per anni nella indifferenza di classi dirigenti pavide e corrotte, di sindacati dagli occhi pieni di salame e amministratori che evitavano di guardare verso i rioni dei reietti, i rioni ad alto tasso criminale li chiamano. E sono quelli delle vittime della morte lenta ed inesorabile che comincia lo stesso giorno in cui vieni alla luce.
Troppo comodo privatizzare i profitti e lasciare che altri paghino i costi. Chi ha fatto il danno e riscosso il guadagno è tempo che assuma oneri e responsabilità. Saldato il conto possiamo parlare. Gli operai senza lavoro? Si cominci l'opera di bonifica e vediamo quanti operai occorrono, si provi ad edificare industria vera, che inserisca tra i costi aziendali anche quelli sociali, che abbia rispetto per l'ambiente e per la vita. Vediamo quanti operai ci vogliono. Da altre parti lo fanno e stanno sul mercato. Perché qui non si può?


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permalink | inviato da pino de luca il 28/7/2012 alle 11:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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