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Pino De Luca

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Pino De Luca

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29 agosto 2015

Immigrazione tra la Spada e la Croce

"Uno spettro si aggira per l'Europa, lo spettro del comunismo."
Comincia così il "Manifesto del Partito Comunista" scritto da Karl Marx e Friederich Engels il 18 marzo 1848.
Quel testo suscitò le speranze di milioni di uomini e le paure di altrettanti, ha avuto conseguenze storiche gigantesche, molte positive e molte negative, ma ciò non toglie che la sua importanza è una tappa miliare nella analisi sociale che voglia avere una qualche scientificità.
Non saremo qui a decantarne o criticarne il valore, ma ad esaminare, dopo la sconfitta definitiva del comunismo, lo status attuale del mondo in cui viviamo, di un possibile ragionamento sulle condizioni sociali ed economiche, di una possibile idea che possa farci uscire dalle secche economicistiche nelle quali il vecchio continente è affondato.
L'Europa è in mano ai ragionieri, e le aziende, quand'anche volessimo adottare questo modello per una organizzazione complessa come un continente, in mano ai ragionieri collassano e falliscono.
La "bomba demografica" la cui esplosione era largamente prevedibile, non solo è deflagrata ma è stato solo il principio di una reazione a catena.
Intanto le contraddizioni sono esplose, dapprima, nel "mondo comunista" appoggiate e indotte dal "mondo occidentale" ancora servo dal timore di quello spettro che per l'Europa si aggirava nel 1848.
Poi l'esplosione del mondo islamico e dell'Africa subsahariana, delle zone del continente nero più sfruttate nei secoli e dunque più impoverite e depredate.
Una massa enorme di donne e di uomini preme alle porte del Vecchio Continente, pieno di ricchezze e di benefit e povero di gioventù e di sogni.
Molto scioccamente, ma è normale  se si uccide il pensiero razionale, in Europa ci si divide in due grandi squadre: coloro che rispondono con la croce e coloro che rispondono con la spada, il medesimo strumento. Impugnato da estremità differenti.
Le risposte dell'assoluto sono quelle della paura e dell'irrazionale, di chi "agisce sui timori delle persone per raccattare una manciata di voti" e di chi dal "comodo della propria curia rompe le palle ai sindaci".
Toni non certo da gentiluomini tra esponenti della linea Francescana ed esponenti della linea di chi conta uno, due, tre, molti, trovando difficoltà a quantificare dopo una quantità difficilmente tangibile.
Inelegante mi diranno, ma molti anni fa, a tavoli istituzionali che avevo l'opportunità di frequentare ebbi l'ardire di suggerire che la gestione delle migrazioni era una questione che doveva interessare il Ministero del Lavoro, quello dell'Economia e quello della Sanità.
Si preferì immaginarlo come "problema di ordine pubblico" e se ne affidarono le sorti al Ministero dell'Interno e a una delle sezioni senza portafoglio della Presidenza del Consiglio.
Il frutto, avvelenato, fu la Legge Turco Napolitano.
Una vera e propria quinta colonna di un regresso democratico del Paese.
La figura del "clandestino" ovvero del portatore di reato in quanto "è" e non in quanto fa, viene configurata in quella occasione.
I flussi migratori, e in Italia dovremmo saperlo benissimo, sono dei problemi ma anche delle grandissime occasioni di sviluppo e di progresso.
L'importante è avere un progetto di gestione e di utilizzo che sia in grado di avere rispetto per il migrante e tutela per il luogo di arrivo, senza che alcuno degli attori si arroghi diritti che non sono scritti da nessuna parte.
Perché sui diritti firmati non può esservi discussione: pacta servanda sunt.
Adesso ci sono edificatori di muri, come se i muri potessero fermare gli uomini, pontificatori di squadre che "fanno pulizia" e tornano i "nazionalisti alla puttanesca", che ieri con il tricolore si pulivano il sedere ed oggi si fanno paladini degli Italiani.
Così come non può essere, razionalmente ed oggettivamente, portato tutto sul piano della carità cristiana, per quanto preferibile all'idiozia spadaccina di chi vive immerso in una "Terza Guerra Mondiale" (o forse quarta?) perenne aspettando che all'orizzonte compaiano i nemici che lui stesso ha finanziato.
Papa Francesco è un grande uomo e grande è la sua opera riformatrice, ma siamo sicuri che la "evangelizzazione" dell'Africa non abbia nulla da rimproverarsi?
Siamo sicuri che appresso alle benemerite "missioni" non siano arrivati anche i mercanti di petrolio, di risorse e di morte?
In fondo, nella storia, non è mai accaduto che gli africani invadessero l'Europa (forse il Califfato di Abu Ya'qub Yusuf II fu quello che più si addentrò nel vecchi continente) e quando sono arrivati consistenti flussi migratori, fin dalla Roma Antica, l'Italia ne ha sempre tratto grande frutto.
Lucio Anneo Seneca valga per tutti.
Quante opere incompiute avremmo potuto terminare negli ultimi trent'anni disponendo di manodopera formata, quante foreste avremmo potuto curare, quanti paesini senza abitanti avremmo potuto rivitalizzare, con conseguenze per l'agroalimentare ed il turismo senza prezzo. E quanti bambini in più avremmo a scuola, riconoscenti con lo stato che li ha accolti piuttosto che con sentimenti di odio verso chi li respinge. Abbiamo preferito le mafie e le prigioni per chi non aveva nessuna colpa se non la voglia di vivere una vita.
Ora ne paghiamo il fio.
Con la paura e il filo spinato o con il complesso di colpa e la voglia di riscattarsi.
E il buon senso? Quando il buon senso riprenderà il suo posto? E una visione laica e razionale governerà le menti delle classi dirigenti? Quando si capirà chi sono i nemici e chi sono gli amici? Quando si prenderà atto che la azione militare in qualche caso è necessaria e che i soldato bravi uccidono, non fanno la pace. E i nostri soldati, se sono bravi, lo devono dimostrare sterminando i killer di popoli e di culture non sparando ai gommini carichi di disperati.
Per fortuna a far le guerre ci sono i militari, che sono cose troppo serie per farle fare a dei civili.
Uno spettro si aggirava per l'Europa, adesso si aggirano moltissimi cialtroni, vigliacchi e manigoldi.
Eppure la speranza che il lume della ragione si riaccenda esiste ancora, in fondo:
"La conclusione del Medioevo feudale e l'inizio della moderna era capitalistica sono segnate da una figura grandiosa : è un italiano, Dante, l'ultimo poeta medievale e insieme il primo poeta della modernità. Come nel 1300, una nuova era è oggi in marcia. Sarà l'Italia a darci un nuovo Dante, che annuncerà la nascita di questa nuova era?"
(E' una citazione, mi sia consentito lasciare anonima la fonte.)




permalink | inviato da #pinodeluca il 29/8/2015 alle 17:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



20 settembre 2014

Puglia e California

Primarie lunghe in Puglia, lunghissime.
Per il momento solo del Centrosinistra, forse riusciranno a farle anche nel centrodestra, almeno lo si spera.
Da quando Bettino Craxi ha introdotto la “personalizzazione” della politica (o forse ha solo capito prima che era tempo di introdurla), le primarie, vere o finte, belle o brutte, feroci o a salve, sono ormai un passaggio obbligato nella scelta dei leader e delle candidature.
Nell’infinita transizione italica fatta di strappi in avanti (chi vince prende tutto) e di ritorni all’indietro (facciamo finta di essere avversari e poi ci mettiamo d’accordo), le scadenze si avvicendano e introducono un minimo di partecipazione alla vita democratica.
Sono ammessi ovviamente solo tifosi e folle acclamanti, niente dubbi né subordinate.
Uno parla per tutti, gli altri muti e battono le mani.
Metodologia che, ovviamente, favorisce la concezione di destra sempre ideologicamente avvinta al concetto di “un uomo solo al comando” e mal digerita a sinistra (tranne che nei comunisti che, però, sono stati epurati dal panorama politico) nella quale già in tre è una assemblea generale.
Fatta tara di questi ragionamenti generali proviamo a calarci nel particolare di una regione pilota: la Puglia.
Quarantaquattro anni di governi regionali dei quali ventiquattro nelle varie salse demo-socialiste, una decina da regione più nera d’Italia e un’altra decina, l’ultima, da regione più rossa d’Italia. I colori si sono sbiaditi, i simboli rimescolati e i brand abbandonati (vi sono certamente residui importanti ma unicamente testimoniali come i menhir), ma la necessità di avere dei governi resta e si fa addirittura più pressante.
La ricerca dei “trascinattori” nel mondo della politica è sempre aperta, si studiano battute e frasi ad effetto, si tende a parlare alla pancia delle persone, allontanandone molte della politica e lasciando che a decidere delle sorti del governo siano le bande dei “tifosi a prescindere”.
Le conseguenze di tale selezione sono alle evidenze di tutti.
Quando un paese ha bisogno di un Matteo Renzi qualunque come ultima spiaggia vuol dire proprio che è ai piedi di cristo.
La Puglia che non ha paura, capace di sconvolgere completamente ogni quadro politico, potrebbe essere un esempio per il resto d’Italia.
È un Sud che non è Sud, una terra ricca, culturalmente evoluta sia nella presenza storico letteraria che nei settori di punta della ricerca scientifica, con alcune criticità importanti ma anche con le intelligenze e le passioni in grado di affrontarle.
La Puglia è un Sud molto meno incline a ricorrere all’elemosina o al ricatto, con il cappello in mano o con la coppola calata sugli occhi.
Gente orgogliosa e, a volte, anche testona, ma che vuole, ama essere padrone in casa sua.
Ecco questa Puglia potrebbe provare a puntare su una classe dirigente magari meno attrattiva emotivamente, ma seria, preparata, con le idee chiare e capace di affrontare i problemi con il piglio della corsa a tappe. Una corsa dove si è pronti all’ebbrezza dello sprint, ma anche la fatica delle salite lunghe e faticose esposti alla pioggia e al vento.
Insomma una classe dirigente “alla tedesca”, magari più grigia ma in grado di mettere ordine in un territorio nel quale si alternano macchie di eccellenza, dei veri e propri must di livello mondiale, e sacche di territorio sventrato e di popolazioni in precarissime condizioni socioeconomiche.
Una classe dirigente con un “capo” in grado di ascoltare e di decidere. Un capo che conosce il territorio nelle sue radici profonde, negli anfratti delle campagne di Orsara e della metropoli capoluogo, delle coste salentine e dei laghi del Gargano, del degrado inquinato delle aree tarantine e della delizia dei resort da sogno del fasanese.
Questo dovrebbero mettere a disposizione le forze politiche nella tornata elettorale, nelle primarie e nelle elezioni reali.
Poi ci sarà una visione più liberista e una più sociale, una versione più propensa al profitto e al capitale ed una più inclinata verso l’ambiente e l’inclusione sociale, ma entrambe faranno bene alla Puglia.
Noi cittadini dovremmo scegliere bene.
Rifuggire dai candidati che gonfiano il petto e alzano la voce. Che si presentano come “tutto è sbagliato, rifaccio tutto io, rifaccio tutto da capo”, dovremmo guardare le storie personali, il profilo possibilmente sobrio, il carattere e la determinazione nel perseguire gli obiettivi e la capacità di centrarli senza suoni di grancasse.
Tanti anni or sono qualcuno scrisse un libro che si chiamava “La Puglia non è la California”, la California si scelse il più “tosto” dei candidati, addirittura Arnold Schwarzenegger.
Si presentò con la scopa per fare pulizia: ha condotto lo Stato più ricco degli USA al fallimento.
Se la Puglia può essere la California che fallisce o quella che diventa l’area più ricca del suo paese dipende anche da quello che scegliamo.




permalink | inviato da #pinodeluca il 20/9/2014 alle 19:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



6 marzo 2014

Ritorna la "minchia" dei Lanza

    È noto luogo comune, e molti luoghi comuni hanno un fondamento di verità, che i meridionali, e i siciliani in particolare, sono molto sensibili al concetto di “corna”, ovvero alla infedeltà coniugale perpetrata in particolare dalle donne maritate.
    È altrettanto noto luogo comune, ma questo ha invece scarsissimo fondamento, che del medio evo si suole ricordare l’esistenza dello Jus primae noctis.
    Ovviamente gli sposi siculi dovevano trovare una “copertura” alle “corna” derivate dall’applicazione dello Jus da parte dei feudatari, in particolare dai Baroni Lanza che pare esercitassero urbi et orbi lo Jus in questione.
    Ora veniamo al concreto: se un sottosegretario compie azioni censurabili è giusto, eticamente e politicamente, che si ritragga da un incarico che gli assegna un potere pubblico. Questo è accaduto al Senatore Antonio (Tonino) Gentile (NCD), poco avvezzo al rispetto della libertà di stampa, dicono.
    Giustamente indotto ad accontentarsi dello scranno di Senatore e quindi della attività legislativa (scusate se è poco).
    Ora però vi sono quattro sottosegretari: Umberto Del Basso de Caro, Vito De Filippo, Filippo Bubbico, Francesca Barracciu, tutti del PD che, in un modo o nell’altro, sono indagati per una serie di reati.
    Ferma restando la giusta regola del: “nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva”, non si capisce per quale ragione un comportamento censurabile generi una richiesta di dimissioni, un comportamento penalmente perseguibile lasci il mondo nel suo candore.     Se il PD ha chiesto, giustamente, che Tonino si facesse da parte, per quale ragione non chiede ai suoi virgulti di fare un passo indietro?
    Si ridurrà anche l’imbarazzo di quanti sono costretti a vivere una sorta di schizofrenia etica e politica discettando sulle “corna” altrui e sminuendo la dimensione delle proprie.
    A meno che non si adotti la soluzione che trovarono i giovani sposi al tempo dello Jus Primae Noctis: quelle corna non valevano perché prodotte da “la minchia dei Lanza, che minchia non è”.




permalink | inviato da pino de luca il 6/3/2014 alle 6:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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