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Pino De Luca

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Pino De Luca

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12 gennaio 2014

siamo seri ... o almeno proviamoci

Le più grandi bugie si raccontano prima di accoppiarsi, durante una guerra, dopo una battuta di pesca.
È un antico detto che ha una innegabile verità. E, così raccontato, fa anche sorridere. La vicenda diventa grave quando si modificano le posizioni degli avverbi. Ma, almeno in un caso, quello della guerra, si tende a permanere nello stato della menzogna anche quando la guerra finisce. Anzi si fa di peggio, si tende a riscrivere la storia di una guerra passata per giustificare il presente e, talvolta, per condizionare il futuro.
Accade ovunque. Notoriamente la storia la scrivono i vincitori, e chiunque si occupi, anche superficialmente, di storia sa che bisogna prenderne la narrazione con le pinze e far tara di trionfalismi e vittimismi di autori che sono tanto distanti dallo spirito di cronaca quanto vicini a quello del finanziatore.
I “revisionismi” hanno poteri immensi, accoppiati alla forza della propaganda sono degli strumenti di dominio e di guerra di potenza inusitata.
VI sono esempi clamorosi, dall’Eneide virgiliana a quella immensa opera revisionistica sul fascismo che, qualche decennio fa, ha sostanzialmente derubricato questa ignominia come una delle forme evolutive della organizzazione sociale.
Contrabbandando le valutazioni dell’uomo Benito Mussolini e delle sue debolezze come funzione politica e viceversa. Spesso il revisionista ritrae un quadro umano di un personaggio per sbiadire le sue responsabilità storiche. Come se si dovesse ragionare della appartenenza alla specie umana di questo o quel potente, ponendo in secondo piano l’aberrazione civile e politica che l’uomo in questione incarnato.
La revisione propagandistica scambia spesso aggressori con vittime. 
Pensiamo ai soldati dell’ARMIR (Armata Italiana che invase la Russia) dipinti come eroi invece che degli invasori, ai militari della guerra di Libia o di Abissinia che si difendevano dagli attacchi terroristici dei selvaggi, e, più recentemente, l’appellativo di “criminale terrorista” verso che usa le armi contro le “missioni di pace all’estero” che vengono compiute da paesi sviluppati verso paesi proprio per impedirne lo sviluppo. Ogni missione di pace riduce alla fame i territori nei quali interviene …
Come dimostrano le economie di Germania e il Giappone, il permanere delle condizioni di pace, l’assenza o la riduzione all’essenziale di spese militari porta benessere e sviluppo.
Eppure la revisione storica e la propaganda continuano ad accecare le grandi masse tenute nella feconda ignoranza.
La propaganda di mestatori nel torbido negli ultimi tempi sta facendo leva sulla triste vicenda di due Marò accusati di omicidio nelle acque territoriali dell’India.
Parlando della personalità e della difficile condizione dei due militari si nascondono le domande vere alle quali nessuno ha ancora risposto:
  1. Cosa ci facevano i Marò a bordo di una Petroliera?
  2. A quale catena di comando rispondevano?
  3. A quali regole di ingaggio erano vincolati?
  4. Chi risponde delle loro azioni dal punto di vista militare e dal punto di vista politico?
Si preferisce speculare politicamente con manifestazioni di piazza come se l’India fosse un paesino da quattro soldi e non la più grande democrazia del mondo che ha oltre un miliardo di abitanti, una potenza nucleare ed uno dei componenti del BRIC.
Invece di dar voce e visibilità agli esaltati che vorrebbero “far la guerra all’India” dimostrando una ignoranza colossale nella geografia, sarebbe buona cosa che i mediatori internazionali puntino ad un giusto processo che cerchi la verità dei fatti e definisca la giusta pena, magari utilizzando in qualche modo il codice penale italiano nella fattispecie e nella successiva applicazione.
Se poi Max e Salvo risultassero non colpevoli o almeno non intenzionalmente colpevoli, sarebbe giusto che rientrassero fra i loro cari al più presto ponendo fine ad una tristissima vicenda che dimostra solo che le armi parlano in modo errato.
E comunque sarebbe giusto processare certo la mano che ha sparato ma soprattutto chi ha armato quella mano non vi pare? O a pagare deve essere sempre l'ultima ruota del carro?
Ma sarebbe utile che qualcuno sollecitasse le risposte alle domande inevase.


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permalink | inviato da pino de luca il 12/1/2014 alle 17:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



16 gennaio 2013

Tre punti per un po' di politica ... forse

Sommessamente, come è necessario fare ogni volta che si propone di investigare su strade nuove, mi propongo di enunciare un ragionamento politico. La premessa è appositamente orripilante. Messa lì per non essere attrattiva e quindi capace di filtrare tutti coloro che sono avvezzi al fascinoso, superficiale, leggero facilmente digeribile.
Niente parolacce, pettegolezzi, accuse e allusioni, vorrei parlar di politica, ovvero della scienza della polis, ovvero delle regole e convenzioni che definiscono l’insieme umano, la comunità sociale, l’interazione straordinaria che rendendo tutti necessari e nessuno indispensabile, ha reso possibile il dispiegarsi di una potenza tale da consentire a qualcuno di scrivere che l’uomo è ad immagine e somiglianza di dio. Sottintendendo neanche troppo velatamente la simmetria della proposizione.
Un “animale” eterotrofo evolutosi fin quasi a considerarsi divino grazie alla politica. Senza la politica la specie sarebbe estinta da millenni…
Le relazioni sociali fra individui e gruppi di individui hanno reso la politica sempre più necessaria e complessa. La dimensione e la tipologia degli individui hanno determinato l’evoluzione delle relazioni e il bisogno di strutturazioni coerenti con tutti e ciascuno intessendo uno strano anello nel quale la politica modifica i comportamenti individuali e viceversa e contemporaneamente, scatenando un principio di indeterminazione irresolubile tra l’individuo e la società di cui fa parte.
Sono lontanissimi i tempi del pubblico e del privato, ora tutto è pubblico e tutto è privato, la politica che gestiva la dispensa e la cucina, presto passò al salotto e adesso si occupa anche e soprattutto della camera da letto. Che senso avrebbero le divisioni sulle scelte sessuali di ciascuno solo due mila anni or sono? Basta leggere Marziale per avere una idea di come politica e sesso fossero più intrecci di satira che questioni di principio.
Ma noi ci siamo perduti, ondeggiamo tra semplificazioni compiute da fotocopie sbiadite di pifferai magici e “ricette della nonna” di para-professori incapaci di accettare l’idea che i fatti sono qualcosa di più concreto delle loro teorie.
Nella pletora dei proponenti il risanamento, la maggior parte dei quali sono stati protagonisti del danno, non mancano gli ideologi del tanto peggio tanto meglio e quelli contrari a prescindere.
  1. La mia modesta opinione ha tre postulati: la dimensione delle interazioni, concrete e possibili, tra individui si è enormemente sviluppata in pochissimo tempo;
  2. Le risorse a disposizione sul pianeta sono quasi tutte finite e qualcuna anche quasi terminata;
  3. La causa dei primi due postulati è l’abnorme gap tra una straordinaria tecnologia comunemente fruibile e il precipizio cosmico nel quale è caduta la conoscenza media degli individui.
Dal primo postulato si evince che la tassonomia fino ad oggi utilizzata per designare gruppi di individui con una etichetta unica ormai è insufficiente. La geografia, il colore della pelle, l’idioma non son più caratteri distintivi che, politicamente, possano essere considerati.
Dal secondo postulato derivano due necessità irrinviabili: utilizzare al meglio le risorse rendendone la fruizione la più ampia possibile; modificare radicalmente i pilastri sui quali si è edificato il concetto di sviluppo. E sostituirli con dei nuovi pilastri a meno che non si voglia teorizzare una “guerra di sterminio” capace di dimezzare in pochissimo tempo la popolazione del pianeta. L’idea di “non sviluppo” o di decrescita, per quanto fascinosa, non è connaturata alla specie umana e resterà confinata in piccole sacche di piccoli gruppi umani, magari di straordinarie qualità, ma non potrà mai amministrare la dimensione planetaria.
Dal terzo postulato derivano due conseguenze immediate: la necessità dell’accrescimento dell’umanesimo come strumento che indichi l’uso responsabile di cotanta potenza tecnologica e lo sviluppo ulteriore di tecnologie che ne permettano la diffusione più fitta e capillare. La crescita di un gap di conoscenza oltre che economico e sociale può diventare una di quelle bombe a tempo sulla cui deflagrazione resta solo l’incertezza dell’istante.
Nel dibattito politico che si accende prima delle elezioni nel “più grande bacino di conoscenza del pianeta” che è l’Italia non sento nulla che somigli lontanamente ad una idea di come cambiare il modello dei trasporti, ad esempio separando persone e merci, limitando l’uso del mezzo privato, degli idrocarburi fossili o moltiplicando per 10 o per 100 la velocità della distribuzione delle merci (non dovrebbe essere difficile costruire sistemi che permettano ad un carico standard di viaggiare a Mach 2 e forse anche Mach 3 spendendo poche decine di centesimi … )
Né alcuna proposta innovativa sulla questione “rifiuti” per la quale credo sia tempo di uscire dalle curve della “raccolta differenziata” e dei “termovalorizzatori” che già sarebbero oro in un paese stracolmo di discariche. Magari ricordandosi di Giovannino Agnelli che sognava “un mondo meraviglioso” nel quale i rifiuti non esistevano. Un mondo possibile visto che è esistito per migliaia e migliaia di anni.
Nessun cenno alle problematiche climalteranti, si è sentito finanche dare del “galantuomo” a chi usava la Protezione Civile per miserie umane irriportabili. Lo ha fatto un importante uomo che trabocca da radio e televisioni ogni giorno e che è l’esempio plastico dell’ignoranza più crassa e della ricchezza più volgare.
Si alternano esperti di economia che invocano la “crescita”, ancora credendo che essa sia la “naturale conseguenza di un periodo di crisi” dimenticando che le crisi cicliche sono sistemi oscillanti smorzati e che arriva il momento che l’alternarsi di “orso” e “toro” non è detto che accada, ma quand’anche si volesse avere un approccio fideistico al capitalismo, di certo non è detto che accada sempre nel medesimo luogo.
In Europa vi sono 4 milioni di disoccupati al di sotto dei 24 anni … occorre fare molta attenzione che le crisi finanziarie animano i salotti, quelle economiche animano le piazze, ma se si apre una crisi sociale ad animarsi saranno camposanti.




permalink | inviato da pino de luca il 16/1/2013 alle 15:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



6 maggio 2012

Uno spettro s'aggira per l'Europa ...

Uno spettro si aggira per l'Europa. Lo spettro del buon senso. Dopo vent'anni di ubriacatura pseudo-liberista nella quale consorterie di incapaci hanno occupato i luoghi della produzione della cultura facendoli diventare centri di propaganda, hanno assunto dei megafoni stupidi chiamandoli “libera stampa”, hanno ostracizzato chiunque avesse un briciolo di spirito critico e di voglia di approfondire le questioni, i fatti, la realtà presenta il conto.

L'Europa è sull'orlo del baratro, ci hanno spinto i “paesi mediterranei” prima pensando che il baratro si colmasse. Idioti!!! Forse i terremoti hanno una frontiera?

Forse bastano vent'anni per annichilire secoli di coscienze democratiche?

Il lungo sonno della ragione volge al termine, certo ci sono ancora in giro i mostri che quel sonno ha generato. Coloro che hanno usato i manganelli e le purghe in nome e per conto dei loro padroni cominciano ad aver paura. E la paura può portare ad atti inconsulti.

Ma non tutti i paesi son come l'Italia, non in tutti i paesi chi si pone a capo di un cambiamento si fa terrorizzare dal timore di farlo.

Può riuscirci o meno ma non si fa paralizzare dalla paura. Obama negli Stati Uniti va avanti, ha eliminato Osama, chiuso la guerra irachena e s'appresta a chiudere quella afgana. La crisi morde anche li ma è riuscito a ridare allo Stato, almeno in parte, una funzione regolatrice e, negli USA, nessuno si spara perché riceve una cartella esattoriale.

Holland, il grigio Holland vince in Francia spazzando via un Presidente la cui prima azione politica è stata quella di lasciare sua moglie per una più bona, Holland non ha avuto paura di cantare Bella Ciao e non ha paura di spiegare alla Germania che l'Europa è di tutti e non solo di Berlino.

E in Parlamento torna anche gli “estremisti” come dicono con la faccia schifata i commentatori televisivi che hanno imparato bene il “Manuale del Trombettiere”.

Ci torna la sinistra nei parlamenti che puzzano di stantìo, perché la destra c'è stata sempre, più o meno mascherata, nascosta sotto i tappeti a ingozzarsi di sottogoverno e a far comunella con la marmaglia delle divise infedeli più per ignoranza che per convinzione.

Presto il Presidente Napolitano terminerà il suo mandato, ha provato a mantenere l'Italia nel XX-esimo secolo, abbarbicata ad un mondo ormai inesistente, a suo onore va l'aver mantenuto l'onore di un paese martirizzato da nani, ballerine e trampolieri assurti al ruolo di statista per pura ironia della sorte.

Presto il Presidente Napolitano passerà ai libri di storia e le correnti tumultuose che attraversano questo paese si incontreranno e si scontreranno definendo un nuovo ordine delle cose.

Il pessimismo della ragione è sempre presente, ma quando ho ascoltato il concerto del primo maggio, Stefano Di Battista con il suo sassofono suonava, da solo, l'Inno di Mameli e un coro immenso di giovani che lo cantava ho capito che l'ottimismo della ragione non può perdere!!!


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permalink | inviato da pino de luca il 6/5/2012 alle 20:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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