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Pino De Luca

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Pino De Luca

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10 giugno 2015

La cultura del vino e il suo consumo

Luciano Vignadelmar mi ha segnalato un interessante articolo di Daniele Cernilli sul crollo del mercato interno del vino, ormai sulla soglia dei 30 litri/anno pro capite e solo tre anni or sono erano 40 per non parlare di quando ero giovane che superavano abbondantemente i 100.
Lancia l'allarme Daniele spiegando anche che, per la prima volta, l'export sarà maggiore del consumo interno e che una grave crisi si è abbattuta anche sul settore Horeca.
E condivisibili sono anche i rilievi di Daniele su un Stato schizofrenico che ti leva la patente se bevi un bicchiere di vino e manda in giro messaggi terroristici (tra l'altro menzogneri) che certamente non avvicinano all'uso del vino.
Di contro però crescono fiere, premi e manifestazioni.
Aumenta l'offerta di gran pregio (e gran costo) e di fascia bassissima (prezzo minore di una bottiglia di acqua minerale).
Inoltre guide più o meno grasse affollano gli scaffali.
Chiedo venia se non affronto il numero di Sommelier, specialisti (o sedicenti tali), winewriter, wineblogger e compagnia cantando. Non ho abbastanza spazio per citarne le mitiche gesta.
La mia opinione è che il vino stia seguendo il regresso sociale dell'occidente. Aumenta la forbice tra ricchi e poveri, i primi comprano per accumulare invece che per bere, i secondi si rivolgono a prodotti alternativi: birra o bibite più o meno gasate oltre che le bevande dichiarate di succo d'uva fermentato e pertanto definito vino.
E dunque, poiché le medie son sempre quelle di Trilussa, chi beve vino e può continuare a permetterselo non ha modificato di molto le sue quantità, ma si è ridotto (e di molto) il numero delle persone che bevono vino.
Se, inoltre, si detrae dalla pletora del vino consumato la parte non venduta (assaggiatori, commentatori, valutatori, giurie, guide e compagnia cantando) temo che il prodotto medio venduto all'anno sfiori appena i venti litri.
Fanno sempre più di un miliardo e mezzo di bottiglie consumate/anno che è sempre un gran bel mercato se raffrontato con quello dei portaunghie o dei cavatappi.
Scherzi a parte, nonostante i molti sforzi di alcuni eroi la cultura del vino in Italia, semplicemente non c'è.
E per cultura intendo quella vera, che consegna alla conoscenza globale almeno un minimo di competenze sul territorio, le piante, la vinificazione e la conservazione. Prigionieri della cultura del colore quasi che il vino fosse un foulard, non riusciamo a fare un passo avanti soprattutto perché i professionisti della comunicazione enologica usano spesso rendere difficile ciò che è semplice con badilate di inutile.
Chi racconta il vino si ammanta di quella tenebra cupa che lo erge a santone usando il linguaggio dei bugiardini (e spesso dei bugiardi).
Molta acqua è passata sotto i ponti da quando non riesco a leggere una recensione verace.
Parlo anche per me che decisi, per tempo, di non parlare dei vini che non mi piacciono. Non per viltà, mi si creda, ma perché so quanta fatica c'è dietro ad un vino. E dire che fa schifo è un'offesa al lavoro che non mi permetterei mai di fare.
Per il resto, lamentele a parte, è tempo di soluzioni.
La prima è semplice e non ha nulla di criminogeno. Una educazione attenta ha molta più efficacia del "maresciallo giustiziere", ovvero mi sia permesso di andare a cena tranquillamente senza l'ansia del palloncino. Una polizia vera sa distinguere il pazzo ubriaco e carico di coca dal padre di famiglia che ha bevuto un bicchiere di primitivo in più.
La seconda, semplicissima, è di ricordarsi che se tutti i vini sono da recensire allora si dica la verità nuda e cruda, altrimenti si scelga di NON raccontare alcune esperienze, che un panorama troppo vasto genera confusione e ripulsa.
Poi la terza, ma inutile doleance che ripeto da quando ho principiato a ragionare di queste cose: ma a scuola, non dico in tutte o in quella dell'obbligo, ma almeno nella scuola alberghiera, di Vino ne vogliamo parlare compiutamente?
Finché non si risponde a questa domanda le vie culturali saranno sempre demandate ad "Associazioni" che svolgono un ruolo bellissimo ma non è la stessa cosa. Credetemi.
P.S.
"Signore, esca, faccia presto, la nave sta affondando!!!"
"L'è mica mia la nave ..."




permalink | inviato da #pinodeluca il 10/6/2015 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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