Blog: http://pinodeluca.ilcannocchiale.it

Immigrazione tra la Spada e la Croce

"Uno spettro si aggira per l'Europa, lo spettro del comunismo."
Comincia così il "Manifesto del Partito Comunista" scritto da Karl Marx e Friederich Engels il 18 marzo 1848.
Quel testo suscitò le speranze di milioni di uomini e le paure di altrettanti, ha avuto conseguenze storiche gigantesche, molte positive e molte negative, ma ciò non toglie che la sua importanza è una tappa miliare nella analisi sociale che voglia avere una qualche scientificità.
Non saremo qui a decantarne o criticarne il valore, ma ad esaminare, dopo la sconfitta definitiva del comunismo, lo status attuale del mondo in cui viviamo, di un possibile ragionamento sulle condizioni sociali ed economiche, di una possibile idea che possa farci uscire dalle secche economicistiche nelle quali il vecchio continente è affondato.
L'Europa è in mano ai ragionieri, e le aziende, quand'anche volessimo adottare questo modello per una organizzazione complessa come un continente, in mano ai ragionieri collassano e falliscono.
La "bomba demografica" la cui esplosione era largamente prevedibile, non solo è deflagrata ma è stato solo il principio di una reazione a catena.
Intanto le contraddizioni sono esplose, dapprima, nel "mondo comunista" appoggiate e indotte dal "mondo occidentale" ancora servo dal timore di quello spettro che per l'Europa si aggirava nel 1848.
Poi l'esplosione del mondo islamico e dell'Africa subsahariana, delle zone del continente nero più sfruttate nei secoli e dunque più impoverite e depredate.
Una massa enorme di donne e di uomini preme alle porte del Vecchio Continente, pieno di ricchezze e di benefit e povero di gioventù e di sogni.
Molto scioccamente, ma è normale  se si uccide il pensiero razionale, in Europa ci si divide in due grandi squadre: coloro che rispondono con la croce e coloro che rispondono con la spada, il medesimo strumento. Impugnato da estremità differenti.
Le risposte dell'assoluto sono quelle della paura e dell'irrazionale, di chi "agisce sui timori delle persone per raccattare una manciata di voti" e di chi dal "comodo della propria curia rompe le palle ai sindaci".
Toni non certo da gentiluomini tra esponenti della linea Francescana ed esponenti della linea di chi conta uno, due, tre, molti, trovando difficoltà a quantificare dopo una quantità difficilmente tangibile.
Inelegante mi diranno, ma molti anni fa, a tavoli istituzionali che avevo l'opportunità di frequentare ebbi l'ardire di suggerire che la gestione delle migrazioni era una questione che doveva interessare il Ministero del Lavoro, quello dell'Economia e quello della Sanità.
Si preferì immaginarlo come "problema di ordine pubblico" e se ne affidarono le sorti al Ministero dell'Interno e a una delle sezioni senza portafoglio della Presidenza del Consiglio.
Il frutto, avvelenato, fu la Legge Turco Napolitano.
Una vera e propria quinta colonna di un regresso democratico del Paese.
La figura del "clandestino" ovvero del portatore di reato in quanto "è" e non in quanto fa, viene configurata in quella occasione.
I flussi migratori, e in Italia dovremmo saperlo benissimo, sono dei problemi ma anche delle grandissime occasioni di sviluppo e di progresso.
L'importante è avere un progetto di gestione e di utilizzo che sia in grado di avere rispetto per il migrante e tutela per il luogo di arrivo, senza che alcuno degli attori si arroghi diritti che non sono scritti da nessuna parte.
Perché sui diritti firmati non può esservi discussione: pacta servanda sunt.
Adesso ci sono edificatori di muri, come se i muri potessero fermare gli uomini, pontificatori di squadre che "fanno pulizia" e tornano i "nazionalisti alla puttanesca", che ieri con il tricolore si pulivano il sedere ed oggi si fanno paladini degli Italiani.
Così come non può essere, razionalmente ed oggettivamente, portato tutto sul piano della carità cristiana, per quanto preferibile all'idiozia spadaccina di chi vive immerso in una "Terza Guerra Mondiale" (o forse quarta?) perenne aspettando che all'orizzonte compaiano i nemici che lui stesso ha finanziato.
Papa Francesco è un grande uomo e grande è la sua opera riformatrice, ma siamo sicuri che la "evangelizzazione" dell'Africa non abbia nulla da rimproverarsi?
Siamo sicuri che appresso alle benemerite "missioni" non siano arrivati anche i mercanti di petrolio, di risorse e di morte?
In fondo, nella storia, non è mai accaduto che gli africani invadessero l'Europa (forse il Califfato di Abu Ya'qub Yusuf II fu quello che più si addentrò nel vecchi continente) e quando sono arrivati consistenti flussi migratori, fin dalla Roma Antica, l'Italia ne ha sempre tratto grande frutto.
Lucio Anneo Seneca valga per tutti.
Quante opere incompiute avremmo potuto terminare negli ultimi trent'anni disponendo di manodopera formata, quante foreste avremmo potuto curare, quanti paesini senza abitanti avremmo potuto rivitalizzare, con conseguenze per l'agroalimentare ed il turismo senza prezzo. E quanti bambini in più avremmo a scuola, riconoscenti con lo stato che li ha accolti piuttosto che con sentimenti di odio verso chi li respinge. Abbiamo preferito le mafie e le prigioni per chi non aveva nessuna colpa se non la voglia di vivere una vita.
Ora ne paghiamo il fio.
Con la paura e il filo spinato o con il complesso di colpa e la voglia di riscattarsi.
E il buon senso? Quando il buon senso riprenderà il suo posto? E una visione laica e razionale governerà le menti delle classi dirigenti? Quando si capirà chi sono i nemici e chi sono gli amici? Quando si prenderà atto che la azione militare in qualche caso è necessaria e che i soldato bravi uccidono, non fanno la pace. E i nostri soldati, se sono bravi, lo devono dimostrare sterminando i killer di popoli e di culture non sparando ai gommini carichi di disperati.
Per fortuna a far le guerre ci sono i militari, che sono cose troppo serie per farle fare a dei civili.
Uno spettro si aggirava per l'Europa, adesso si aggirano moltissimi cialtroni, vigliacchi e manigoldi.
Eppure la speranza che il lume della ragione si riaccenda esiste ancora, in fondo:
"La conclusione del Medioevo feudale e l'inizio della moderna era capitalistica sono segnate da una figura grandiosa : è un italiano, Dante, l'ultimo poeta medievale e insieme il primo poeta della modernità. Come nel 1300, una nuova era è oggi in marcia. Sarà l'Italia a darci un nuovo Dante, che annuncerà la nascita di questa nuova era?"
(E' una citazione, mi sia consentito lasciare anonima la fonte.)

Pubblicato il 29/8/2015 alle 17.12 nella rubrica Politica Italia.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web